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   Martedi, 25 Febbraio 2020
Per saperne di più

ABC del cane da difesa

Cosa sono esattamente i cani da difesa e quali razze si prestano meglio allo scopo? Dopo l'articolo troverete le e mail dell'addestratore e del giudiice di prove da lavoro. Rivolgetevi a loro per saperne di più...

     

     L'istruttore Carlo Fagioli e Beda von Illtal durante una fase dell'addestramento

La parabola dei cani da difesa nelle considerazioni dell'esperto di addestramento

La nostra società è sempre estremamente volubile e pronta ad invaghirsi e appassionarsi a ciò che i mass media presentano come "tendenza ". Si tratta di un fenomeno che, come in tutti gli altri settori della vita umana, a più riprese ha interessato a diverso titolo anche la cinofilia. Esempio chiaro per tutti può essere la grande diffusione di soggetti appartenenti alla razza Dalmata ed alla razza Siberian Husky dovuta a immagini trasmesse dai mass media (il film "la carica dei 101" e l'Avvocato Agnelli in compagnia del proprio cane). Un aspetto analogo è vissuto adesso dalla maggior parte, per non dire da tutte, delle cosiddette razze da difesa.

Cani da utilità

Come già era successo a metà degli anni settanta per i Dobermann, soprattutto a causa dell'uscita del film "La banda dei Dobermann", il boom dei cani da difesa ha interessato tutta la cinofilia italiana. Il nostro scopo in queste pagine, però, non è quello di offrire al lettore un trattato di sociologia relativo alle cause che spingono l'uomo moderno a scegliere per compagno un cane che abbia le attitudini per svolgere un lavoro, quello di difensore, che da molte parti viene definito anacronistico; nostra intenzione è, invece, chiarire nella mente del lettore alcuni concetti di base che sottendono alle doti caratteriali del buon cane da difesa, doti che sempre più spesso sono in contrasto con la nostra società e il nostro modo di interpretare il rapporto con il cane. Incominciamo, quindi, ad analizzare come e perché l'uomo abbia nel corso dei secoli selezionato delle razze canine con il preciso scopo di utilizzarle come difensori. Come ben sappiamo, l'alba dell'incontro tra l'uomo e cane vide quest'ultimo impiegato come guardiano/avvisatore (definizione già chiara per chi ha letto l'articolo pubblicitario sullo scorso numero "violazione di territorio" e come ausiliare della caccia. Solo successivamente nel corso dei secoli l'uomo ha incominciato ad utilizzare il cane anche come pastore e come "guerriero". L'impiego come difensore, invece, ha origini più recenti perché scaturito da necessità createsi con le profonde modifiche socio - economiche - culturali che hanno coinvolto il vecchio continente nel periodo compreso tra la rivoluzione francese e quella industriale. La reale necessità per la nascente borghesia di tutelare la propria incolumità e il proprio patrimonio da una microcriminalità sempre più dilagante ha spinto i selezionatori a puntare alla creazione di soggetti adatti al ruolo di "difensori", mutuando molte doti fisiche e caratteriali dai cani allora diffusamente impiegati per i combattimenti. Questa "tensione di allevamento " ha portato le varie razze (o pseudo-tali n.d.r.) da presa a aggiungere al loro ruolo anche quello della difesa.

Doti e caratteristiche

Ma quali erano le vere doti che il buon soggetto da difesa doveva mostrare e quale era il contesto in cui si sarebbe trovato a vivere e a operare? Come già abbiamo visto parlando del cane da guardia, anche il cane da difesa deve avere delle specifiche attitudini fisiche e caratteriali. Parlando dell'aspetto fisico il soggetto da utilizzare per la difesa personale deve possedere una mole e una stazza sufficiente per poter ingaggiare una lotta con un uomo e per poter fungere da buon deterrente, nonché un morso forte e saldo corredato da una buona tempre fisica. In questa definizione possono essere comprese tutte le razze da difesa allevate oggi, con differenze di prestazioni legate al rapporto inversamente proporzionale tra forza fisica (abbinata alla mole del cane) e velocità. Esempio chiaro può essere dato dal confronto tra il Rottweiler e il Pastore Belga: il primo, più grosso e pesante, è sicuramente più forte ma più lento mentre il secondo, più minuto e con inferiore effetto deterrente, è dotato di una rapidità eccezionale. Per quanto concerne le doti caratteriali, invece, il discorso è molto più complesso; quando è nata la necessità di attribuire al cane il ruolo di difensore dell'uomo, il contesto sociale era molto distante da quello che oggi ci possiamo immaginare. La vita di un uomo aveva ben poco valore e chi decideva di derubare un viandante era disposto a tutto. Era quindi plausibile e forse anche usuale che il cane impiegato per la difesa personale dovesse affrontare ripetutamente degli scontri all'ultimo sangue con malintenzionati che difficilmente si facevano intimorire. Il cane doveva essere in grado di aggredire un uomo con l'intendo di ucciderlo, senza curarsi delle conseguenze e dei rischi connessi con l'affrontare degli avversari armati. Appare chiaro, quindi, come le doti già individuate per il cane da guardia, e cioè aggressività e tempra, dovevano essere in questi soggetti ai massimi livelli. Invece una dote molto ricercata nei soggetti impiegati come cani da difesa, ma non per quelli da guardia, era la docilità. In considerazione del fatto che il cane da difesa doveva seguire il padrone in viaggi e in molte situazioni di vita quotidiana, era necessario che questi soggetti fossero predisposti a essere addestrati, e fossero naturalmente portati a considerare l'uomo come un superiore gerarchico. Appare chiaro, quindi, come le razze più ricercate fossero quelle dotate di un'aggressività e una mordacità particolarmente accentuate. Da questo breve excurcus, tuttavia, risulta evidente che soggetti con queste caratteristiche sarebbero quanto meno fuori luogo dalla nostra società. E ciò viene oltremodo confermato se si considera che i proprietari dei cani da difesa dei primi anni del secolo, ancora molto vicini alla cultura contadina dei loro padri, avevano grande dimestichezza nel gestire cani di una certa pericolosità, tanto da potersi permettere di portarli dovunque senza che succedessero gli incresciosi episodi che quotidianamente riempiono le cronache dei nostri giornali. Risulta scontato, quindi, che la responsabilità della cattiva fama di cui godono presso l'opinione pubblica alcune delle più diffuse razze da difesa è da attribuire: - all'enorme diffusione dovuta a fattori di moda e non di reale necessità di soggetti appartenenti alle suddette razze con caratteristiche fisiche e psichiche molto simili ai loro progenitori sopra descritti, quindi dotati di una notevole dose di aggressività e tendenzialmente mordaci; - alla totale inesperienza dei proprietari che non sarebbero in grado di gestire neanche un cagnolino di piccole dimensioni, ma che vogliono il cane da difesa per riscattare le proprie frustrazioni personali. Per far si che possano essere restituiti dignità e merito alcune razze che per lungo tempo si sono dimostrate ottimi ausiliari dell'uomo, senza dover pensare a stermini di massa o all'eliminazione sistematica (metodi che dovrebbero ricordarci qualcosa di atroce commesso sempre dall'uomo e certo non dai cani), basterebbe regolarne la diffusione rendendo obbligatori corsi di addestramento per tutti coloro che decidono di dividere la propria vita con un soggetto appartenente ad una razza da difesa.

Per maggiori informazioni:
Ruggero Zorzan - ruggero.z@inwind.it: Presidente del Boxer Club Italia e giudice internazionale di prove per cani da utilità e difesa.
Francesco Thione - info@abetebianco.com: Addestratore ed esperto di razze da difesa.

Autore: Francesco Thione

 

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