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   Giovedi, 19 Ottobre 2017
Per saperne di più

Un guardiano millenario nella contemporaneità

Continuiamo nella disamina del Pastore Maremmano Abruzzese occupandoci della sua valenza nel settore della pastorizia e della protezione dal Lupo e altri ungulati in genere.

     


In Italia negli ultimi decenni in seguito alle leggi protezionistiche, all’abbandono delle aree interne e la conseguente ripresa degli ungulati, si è verificata una forte espansione geografica e numerica della popolazione del lupo, che ha ricolonizzato tutta la dorsale appenninica e parte dell’arco alpino. Dal centinaio di individui rimasti alla fine degli anni 70 se ne stimano oggi più di 1500 e la loro presenza può entrare in conflitto con le attività antropiche, in particolare con la pastorizia e l’allevamento di bestiame domestico in generale. Ciò crea spesso una forte contrapposizione tra allevatori, autorità e protezionisti, oltre che gravi episodi di bracconaggio, che compromettono il grande valore naturale e culturale rappresentato da questa importante elemento di biodiversità.

Un elemento importante: il PMA

Per risolvere tale problema, garantendo una convivenza possibile tra il predatore e le attività umane, sono state varate apposite leggi regionali per il risarcimento dei capi predati, insieme a progetti mirati, aventi lo scopo di promuovere diffondere e l’utilizzo di mezzi preventivi in grado di ridurre l’impatto della presenza del predatore.
Tra questi strumenti, abbinato all’utilizzo di recinzioni e al pascolo sorvegliato, l’utilizzo del cane da protezione o guardiania si è confermato senz’altro il più efficace, riducendo la perdita di bestiame, sino a quasi annullarla. Da qui la loro crescente diffusione anche in aree dove non vi era una consuetudine al loro utilizzo.
La razza più impiegata in questa funzione è il Cane da Pastore Maremmano Abruzzese, un’antica razza italiana, selezionata per la difesa degli armenti in centro-sud Italia.
Si tratta di un cane di grande taglia, rustico, forte e potente, ma al tempo stesso agile e scattante, con un mantello di bianco candido e un pelo folto adatto a proteggerlo dal freddo e dalle intemperie; alle grandi doti fisiche che lo caratterizzano si accompagna un carattere fiero, indipendente, leale e coraggioso che lo rende capace di iniziativa quando viene lasciato a custodia del gregge. In questa razza accanto alla grande capacità di protezione si riscontra un forte equilibrio caratteriale, che consente il suo impiego anche in aree antropizzate, senza costituire un pericolo per escursionisti ed altri fruitori del territorio.
Il Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese (Cpma) è un’associazione specializzata riconosciuta dall’Ente Nazionale della Cinofilia Italiana che dal 1950 si occupa della valorizzazione della razza. Più in particolare il Settore di Lavoro del Cpma è attivo nel miglioramento, nella selezione e nella promozione della razza per la funzione originaria di protezione delle greggi. Negli ultimi anni il Settore Lavoro del Cpma ha avviato diverse collaborazioni con alcuni Enti pubblici e progetti in Italia (Parco Naturale dell’Orsiera Rocciavrè in Piemonte, Progetto Pasturs in Lombardia…): cani provenienti da allevatori afferenti al Cpma sono andati a proteggere il bestiame domestico dal lupo anche in aree di nuova ricolonizzazione del predatore sull’arco alpino (Piemonte, Trentino, Lombardia e Veneto).

Un programma concreto

L’impegno del Cpma è concreto ed è volto a migliorare il cane da pastore maremmano abruzzese nel suo lavoro di guardiano delle greggi; il Settore lavoro del Cpma ha organizzato una rete di soci che non sono solo allevatori di cani, ma anche di ovi-caprini che aderiscono a un apposito protocollo: le cucciolate devono nascere in ambiente rurale, da genitori impiegati nella difesa del bestiame, e i cuccioli possono crescere i primi mesi di vita sotto la guida di cani adulti, a stretto contatto con il bestiame domestico per consentire la formazione di un forte legame affettivo. I cuccioli vengono socializzati in maniera adeguata anche con le persone per prevenire che i cani crescano troppo timidi e paurosi o aggressivi nei confronti delle persone. È inoltre in atto un programma che prevede di sottoporre tutti i soggetti riproduttori da utilizzare nel lavoro ad accertamento radiografico per escludere la displasia dell’anca e al test morfologico caratteriale della razza per verificarne l’equilibrio caratteriale. Infine è stato finanziato dall’Enci un progetto che prevede l’affidamento di alcune coppie di cani provenienti da allevatori afferenti al Cpma a pastori che pascolano in aree ad alto rischio di predazione in Toscana; oltre all’affidamento gratuito di cuccioli selezionati è prevista l’assistenza tecnica ai pastori affidatari e la valutazione del comportamento dei cani impiegati.


Autore: Silvia Dalmasso /Valter Grossi (settore lavoro CPMA)

 

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