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   Mercoledi, 12 Dicembre 2018
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Il Pastore Maremmano Abruzzese: disamina di una razza

Una razza tutta italiana, un grande cane riscoperto e, con duro lavoro, riportato alle origine. Il “difensore dai lupi”, il “cane da pecora” per eccellenza. Iniziamo la disamina del Pastore Maremmano Abruzzese con questo articolo di Antonio Grasso, Vicepresidente del Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese.

     


Il Circolo del Pastore Maremmano Abruzzese è l'associazione di tutela della razza riconosciuta dagli organismi nazionali e sovranazionali della Cinofilia, Enci e Fci.


Il sodalizio venne costituito negli anni '50 grazie all'impegno di importanti figure del mondo cinofilo dell'epoca, primi fra tutti i Principi Corsini - Tomaso e sua sorella Anna - e la Dottoressa Franca Bottini Terruzzi.
L'articolo 1 dello Statuto del Club indica i fini principali dell'associazione, assegnando alla stessa il compito di svolgere ogni più efficiente azione per migliorare, incrementare e valorizzare la razza, potenziandone la selezione e l'allevamento.
Tali fini sono stati perseguiti, con alterne fortune, dai vari direttivi succedutisi nel tempo, che hanno portato la razza - non riconosciuta prima del '58 - a una buona diffusione in Italia e all'estero.
I picchi di maggior successo numerico sono stati raggiunti negli anni 90, quando si toccarono quote di iscrizione ai registri genealogici vicine alle 3000 unità, numeri forse un po' troppo elevati per un cane che potremmo definire "di nicchia", per la sua taglia considerevole , il carattere fiero ed indipendente e per lo spazio vitale di cui abbisogna.
Dopo quel periodo, il Pastore maremmano Abruzzese subì un fisiologico calo, dovuto certamente anche alla diffusione di nuove razze similari e, non da ultimo, a una selezione poco attenta all'aspetto caratteriale che è fondamentale in un cane come, appunto, il Maremmano-Abruzzese.
Negli ultimi quindici anni , il Circolo del Pastore Maremmano-Abruzzese ha intrapreso una una coraggiosa strada di riqualificazione del nostro cane, con un indirizzo di selezione fortemente attento agli aspetti psichici e sanitari, con l'introduzione di test caratteriali e obbligo del controllo della displasia dell'anca e del gomito, troppo superficialmente ignorati negli anni precedenti.
Le prescrizioni in materia di sanità portarono ad una flessione notevole delle iscrizioni crollate fino a quota 500, ma la nuova mentalità allevatoriale ha avvicinato progressivamente tanti nuovi allevatori alla razza che, nel 2015, è tornata a superare la barriera dei1000 cuccioli iscritti, con la possibilità per il CPMA di organizzare per gli anni a venire più raduni di razza, principale vetrina per gli appassionati vecchi e nuovi di questo splendido cane tutto italiano.
Negli ultimi anni è stato inoltre creato dal Circolo un apposito “Settore Lavoro”, al fine di favorire la diffusione del cane di razza - quindi con pedigree - tra gli allevatori ovini, valorizzando il millenario compito di difensore delle greggi che questa razza svolge in modo eccellente sin dalla notte dei tempi. Il settore si è rivelato come una scelta lungimirante, considerando la massiccia ricomparsa del lupo sulle montagne italiane, predatore che è potenzialmente letale per l'allevamento ovino e i cui attacchi vengono brillantemente respinti se, a guardia delle pecore, vi sono Maremmano-Abruzzesi ben selezionati. E sono questi grandi cani bianchi a consentireo di preservare il bestiame senza compromettere la vita del lupo, svolgendo un'azione dissuasiva, e impedendo sia la perdita di capi che l'uccisione del lupo, fiero e indispensabile predatore dei nostri boschi.
Per maggiori informazioni: www.cpma.it







Autore: Antonio Grasso

 

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