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   Mercoledi, 12 Dicembre 2018
Dossier

Neurologia a 360 gradi

Una delle discipline più affascinanti anche in campo veterinario perchè studia il cervello e il sistema nervoso, cardine e fondamento della vita. Ce ne parla l'esperto in un'intervista esclusiva.

     

     La moderna veterinaria ha fatto passi da gigante anche in campo neurologico

La moderna veterinaria sta facendo passi da gigante, garantendo ai nostri compagni a quattro zampe una più alta aspettativa di vita e un miglioramento delle condizioni generali di benessere. Abbiamo intervistato in proposito il dottor Paolo Zagarella, medico veterinario (*) per saperne di più sull’argomento.

Ci sono novità in campo chirurgico per quello che riguarda la neurologia?
La neurochirurgia veterinaria negli ultimi anni ha raggiunto molti traguardi. Qualche esempio? Fino a non molto tempo fa, il trattamento chirurgico per discopatia (ernia del disco cervicale e toraco-lombare) veniva raramente proposto. Oggi, invece, la neurochirurgia veterinaria può offrire soluzioni concrete a malattie neurologiche parzialmente o completamente debilitanti che interessano la colonna vertebrale (ernia del disco, frattura vertebrale, instabilità e stenosi del canale vertebrale, alcuni tumori) e l'encefalo (emorragie, tumori, malformazioni). L'utilizzo di strumentazione sempre più specialistica per la neurochirurgia sta aiutando sostanzialmente il neurochirurgo. Per esempio, l'utilizzo del microscopio operatorio e di sistemi ottici per ingrandire il particolare durante la chirurgia ha reso possibile lo sviluppo di tecniche chirurgiche precise e poco invasive. La chirurgia ipofisaria (intracranica) per la rimozione di adenomi ipofisari è uno degli utilizzi del microscopio operatorio, ma anche le chirurgie più di routine come le ernie del disco sono diventate più precise grazie a questi strumenti ottici. Certamente è stato di fondamentale importanza il contemporaneo sviluppo della neuroradiologia che, con strumentazione avanzata di diagnostica per immagine (TAC e RMN), aiuta il neurochirurgo ad avere le informazioni necessarie per capire nel dettaglio il problema neurologico e poter fare un preciso planning chirurgico.
Le novità più interessanti nel campo neuro-chirurgico sono indubbiamente il miglioramento progressivo delle tecniche chirurgiche sugli interventi che si eseguono già da tempo, ma soprattutto l’introduzione negli ultimi anni di nuove procedure chirurgiche, come per esempio lo shunt ventricolo-peritoneale per il trattamento dell’idrocefalo congenito, o le nuove tecniche di cranioplastica per le anomalie delle giunzioni cranio-cervicali. Inoltre, le nuove metodologie permettono anche di intervenire in pazienti di piccola taglia (razze toy) o in corso di patologie nelle quali fino a poco tempo fa si prendeva in considerazione solo un trattamento di tipo farmacologico, con scarsi e solo momentanei risultati.


Un intervento neurologico spaventa sempre il proprietario: ci sono attualmente delle tecniche di intervento che aiutano l'animale nella convalescenza e nella ripresa delle normali attività quotidiane?
Una malattia neurologica non è mai un problema di poco conto, ma spesso spaventa di più la parola "neurologico". La chirurgia specialistica veterinaria rende possibile la rimozione di filarie dal cuore (cardiochirurgia), l'impianto di protesi d'anca (chirurgia ortopedica), la sostituzione del cristallino per cataratta (chirurgia oftalmica) e molto altro ancora. Così anche la neurochirurgia. Un cane giovane che improvvisamente diventa paraplegico (non muove più gli arti posteriori) senza aver subito un trauma esterno ha buone probabilità di avere un'ernia del disco toraco-lombare e ottime probabilità di ritornare a camminare se la chirurgia viene fatta subito. La tecnica chirurgica è ben standardizzata e dopo 2 giorni il paziente può tornare a casa o in un centro di terapia riabilitativa. Così per le ernie del disco cervicali (vengono colpiti i 4 arti). Il trauma da investimento automobilistico o la caduta dal terrazzo possono esitare invece in una frattura vertebrale. L'utilizzo di impianti dedicati per il cane e il gatto (placche, viti, barre) rende possibile il trattamento e standardizzata la procedura. La prognosi (ovvero la previsione sull'andamento) delle patologie chirurgiche spinali è clinica, relativa cioè alla presentazione clinica pre chirurgica. Prima di entrare in chirurgia il neurochirurgo può dire quindi quanti pazienti su cento con un problema sovrapponibile recuperano e quanti invece non tornano a camminare. L'utilizzo di strumentazione sempre più specialistica tuttavia continuerà certamente a diminuire la gravità e la frequenza delle complicanze post chirurgiche (possibili in qualsiasi tipo di chirurgia) e probabilmente a migliorare la prognosi post chirurgica.

Quali sono le malattie genetico/ereditarie a sfondo neurologico che possono interessare i cani?
La malattia neurologica su base genetica è un grande capitolo in continua espansione. Possono colpire distretti diversi e quindi presentarsi con manifestazione tipica della localizzazione. Le più conosciute sono alcune forme cerebellari (Spinone italiano e American Staffordshire), caratterizzate da tremori e incoordinazione; le malattie degenerative per accumulo lisosomiale (sono tante le forme di accumulo e tante le razze coinvolte), con sintomatologia riferibile ad alterato stato mentale, difficoltà motoria e debolezza; le encefaliti (Carlino) e le polineuropatie (Leonberger, Greyhound, Alaskan malamute). I sintomi possono iniziare fin da cuccioli o esordire tardivamente e per alcune malattie è possibile fare test genetici.
Occorre tenere in considerazione che ogni test genetico disponibile nei laboratori, è relativo alla razza in cui la malattia è descritta e in cui la mutazione genica è stata ben identificata. Ci sono attualmente 131 test genetici nel cane e nel gatto per le malattie ereditarie a disposizione in più di 40 laboratori in tutto il mondo. Esiste per esempio il test genetico per l’atassia cerebellare dell’American Staffordshire, per la gangliosidosi del cane d’acqua portoghese e dell’Husky, per la leucodistrofia a cellule globoidi del West Highland White Terrier e per la mucopolisaccaridosi del bassotto. Dobbiamo ricordare che il mondo della genetica e dello studio di questi tipi i test è in continua evoluzione e ogni anno vengono pubblicati nuovi studi sull’identificazione delle mutazioni geniche di alcune malattie su base ereditaria. Studi recenti per esempio hanno identificato il gene relativo alla polineuropatia ereditaria dell’Alaskan Malamute.

Parliamo di Mielopatia degenerativa: si tratta di una malattia spesso confondibile con altre patologie. Se sì con quali?
La mielopatia degenerativa è una malattia neurodegenerativa tipica del cane adulto. Sono state trovate similitudini con una delle tre forme cliniche di sclerosi amiotrofica laterale dell'uomo, soprattutto per le caratteristiche cliniche all'insorgenza e la progressione dei segni. I sintomi iniziali sono generalmente difficoltà deambulatoria a carico degli arti posteriori caratterizzata soprattutto da incoordinazione. L'insorgenza dei segni è spesso subdola e l'andamento progressivo (definito "a gradoni", ovvero con peggioramenti improvvisi intervallati da lunghi periodi di assenza di progressione). L'utilizzo di farmaci antinfiammatori porta normalmente a scarsi risultati. Dopo i primi 9-18 mesi i segni progrediscono e il paziente da incoordinato diventa paretico (cioè debole) fino alla plegia completa degli arti posteriori. La maggior parte dei soggetti colpiti entro l'anno sviluppa grave ipotrofia muscolare posteriore e incontinenza urinaria. Sono pochi i pazienti che arrivano ancora in vita a tre anni dall'insorgenza dei segni, poichè l'interessamento del midollo spinale in senso ascendente coinvolge la funzionalità anche degli arti anteriori. L'andamento è tipico, ma siccome il segno clinico spinale è caratterizzato dalla localizzazione della lesione spinale e non dalla causa, è assolutamente vero che gli stessi sintomi possono essere causati da altre patologie che colpiscono il midollo spinale nello stesso punto: ernie del disco intervertebrale, tumori spinali e malattie infiammatorie del midollo spinale. Ciò che ci permette di differenziare la mielopatia degenerativa da altre malattie è indubbiamente la visita neurologica associata alle tecniche di diagnostica per immagine avanzata (RMN, TAC). Queste metodiche infatti permettono di visualizzare il midollo spinale e le strutture ad esso correlate e di identificare quindi patologie come le ernie del disco, i tumori vertebrali e spinali e le malattie infiammatorie (meningo-mieliti). La mielopatia degenerativa, invece, non è visibile con nessuna metodica. Si può sospettare clinicamente, ma la conferma avviene sempre e solo post mortem dopo esame istologico del midollo spinale. Perciò, una sintomatologia neurologica spinale caratterizzata da difficoltà o incapacità a camminare sui posteriori in un cane adulto, associata a esami complementari negativi per patologie spinali possibili (RMN negativa, esame del liquor negativo etc) può far sospettare una mielopatia degenerativa. La terapia riabilitativa è oggi l'unico trattamento capace di rallentare la velocità di progressione.

I test genetici e la loro attendibilità: perché qualche volta l’allele DM si “nasconde” e porta a risultati diversi (N/N e N/DM nello stesso soggetto)?
Recentemente è stato dimostrato che l'omozigosità per un determinato allele (118G>A) è un fattore di rischio maggiore per lo sviluppo di mielopatia degenerativa, tuttavia è anche vero che molti cani positivi per questa mutazione non sviluppano segni clinici. E che cani con test risultato n/n possono al contrario svilupparla. In parole più semplici, un esito positivo al test genetico non significa necessariamente “malattia” e viceversa. Le spiegazioni più accreditate sono che oltre alla mutazione di questo gene concorrano altri fattori allo sviluppo della malattia, come mutazioni di altri geni (come per esempio la mutazione del c.52A>T) o fattori ambientali. Occorre ricordare che le mutazioni geniche possono essere diverse a seconda della razza e del singolo soggetto e che ogni test di laboratorio possiede un suo intrinseco margine di errore, per cui i risultati possono essere diversi se ripetuti più volte sullo stesso soggetto. Per tutti questi motivi i test genetici hanno ad oggi dei limiti applicativi e il mondo Veterinario necessita ancora di studi approfonditi prima di avere delle risposte definitive sull'attendibilità e sull'utilità di questi test.

Quindi iniziare una selezione di razza sulla scorta dei test attuali potrebbe non essere una buona idea?
Infatti. I fattori che concorrono allo sviluppo della mielopatia degenerativa non sono ancora ben noti. E improntare una selezione genetica su queste basi è senz'altro discutibile. Diverso è il discorso del test effettuato in soggetti che abbiano sviluppato sintomatologia compatibile. In questi casi un test positivo potrebbe essere un ulteriore tassello del "puzzle diagnostico" per aumentare il sospetto “intra vitam” di mielopatia degenerativa, ma si tratterebbe comunque di un test a scopo di ricerca scientifica e non di un'informazione di confermata evidenza clinica. E’ importante ricordare, infatti, che ad oggi è possibile fare diagnosi definitiva di mielopatia degenerativa solo post mortem (esame autoptico).

Un’ultima domanda. Recentemente si è parlato di Mielopatia Degenerativa a proposito di una razza molto vicina al lupo come ascendenza e morfologia: il Cane Lupo Cecoslovacco. Le risultano casi accertati (quindi con un’analisi post mortem del soggetto) di questa patologia a carico della razza?
Allo stato attuale della ricerca scientifica assolutamente no.
Allo stato attuale non sono descritti casi di Mielopatia Degenerativa nel Lupo Cecoslovacco. Questo non significa che un Lupo Cecoslovacco non possa sviluppare una Mielopatia Degenerativa, tuttavia dobbiamo sempre essere critici nelle informazioni che ci giungono all’orecchio. Dobbiamo sempre differenziare le informazioni aneddottiche da quelle scientificamente valide e dimostrate e che mi risulti non ci sono dati in letteratura recente relativi al Lupo Cecoslovacco.

* CHI E’ PAOLO ZAGARELLA
Dottor Paolo Giovanni Zagarella, DVM
(paolozagarella@yahoo.it)
Laureato in medicina veterinaria a Torino nel 2006. Ha svolto periodi di
aggiornamento (Visiting Program) presso strutture di referenza in neurologia e
neurochirurgia veterinaria. Ha partecipato a numerosi corsi di neurologia,
neurochirurgia e diagnostica per immagine avanzata (MRI, CT) in Italia e
allʼestero. Dal 2009 si occupa esclusivamente di neurologia e neurochirurgia
veterinaria.
Dal 2012 è responsabile del servizio di neurologia e neurochirurgia presso lʼIstituto
Veterinario di Novara.
Dal 2011 al 2012 ha lavorato presso la Clinica Veterinaria Roma Sud occupandosi
di neurologia, neurochirurgia e diagnostica per immagini avanzata (MRI, CT).
Dal 2009 al 2010 ha lavorato presso la clinica veterinaria AVAP (Pinerolo, TO) e
lʼIstituto Veterinario di Novara (NO) occupandosi di neurologia e neurochirurgia.
Dal 2006 al 2009 ha lavorato presso lʼOspedale Veterinario ANUBI (Torino)
occupandosi di terapia intensiva e neurologia.
Eʼ relatore in corsi e congressi per le società di aggiornamento veterinarie.



Autore: dognet

 

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