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   Mercoledi, 12 Dicembre 2018
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Green Hill: un grido d'aiuto da i nostri amici animali

Un allevamento dove si creano cani destinati alla vivisezione. Una macchia sulla coscienza di noi animalisti. Facciamo chiudere Green Hill. E subito!

     

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«Mai più Green Hill in Italia, mai più lager o fabbriche della morte». Lo aveva promesso, attraverso la sua pagina Facebook, il ministro del Turismo Michela Vittoria Brambilla, giurando agli animalisti che si sarebbe adoperata prestissimo per la chiusura della Green Hill di Montichiari (Brescia), azienda di proprietà dell’americana Marshall Farm Inc., la più grande “fabbrica” di cani da laboratorio al mondo.
 
Questo allevamento “ospita” cani beagle per i laboratori di vivisezione, dei quali più di 250 finiscono ogni mese negli stabulari, tra le mani dei vivisettori e sui tavoli operatori.
Dentro i suoi 5 capanni sono rinchiusi fino a 2500 cani adulti, più le varie cucciolate. Tra i suoi clienti figurano laboratori universitari, aziende farmaceutiche e centri di sperimentazione come il famigerato Huntingdon Life Sciences in Inghilterra, istituto privato che pratica sperimentazione animale su contratto.
 
Per protestare contro questa gestione, lo scorso 14 ottobre gli attivisti del Coordinamento Fermare Green Hill sono saliti sul tetto di uno dei cinque capannoni dell’azienda, mentre alcune decine di manifestanti stazionavano davanti al capannone e al cancello d’ingresso. L’azione ha scatenato un dibattito pubblico e politico e la speranza degli animalisti di creare ostacoli ai vivisettori cancellando dal territorio nazionale l’ultimo allevamento di cani beagle e riducendo il numero di animali uccisi nei laboratori.
 
Oltre all’esposto del ministro Brambilla, presso il Sindaco di Montichiari è stata presentata anche un istanza di ritiro della licenza e chiusura dell’attività da parte di organi della Polizia Giudiziaria. Le motivazioni riguardano “gravi mancanze da un punto di vista amministrativo”: nel corso del sopralluogo dello scorso 30 settembre, infatti, è stato riscontrato che l’azienda non possiede nessun registro di carico e scarico dei cani e che ben 400 di essi non sono stati mai segnati all’anagrafe canina. Sono state inoltre sequestrate 35 carcasse di animali soppressi, senza alcuna traccia dei loro certificati di morte. Tutto questo appare in evidente contrasto con la normativa 116/92.
 
In seguito alla protesta, anche la Commissione Affari Sociali della Camera sul Lavoro ha approvato un emendamento restrittivo per il recepimento della Direttiva Europea in tema di vivisezione che, tuttavia, vieta perlopiù tipologie di esperimenti già banditi per la legge italiana. I punti più salienti di questo provvedimento sembrano essere il divieto di allevamento di cani, gatti e primati e lo stop agli esperimenti bellici.
 
Sulla questione si è espresso anche il Medico Veterinario Sergio Canello: « E’ ora di gridare forte e chiaro: basta alla vivisezione!», sostiene il Fondatore di SANYpet SpA. «Analizzando questo fenomeno con obiettività, - aggiunge - qualsiasi forma di difesa di tale pratica è oggi più che mai inaccettabile. Nella visione antropocentrica di chi utilizza questo strumento barbaro, sembra più etico sacrificare degli animali per trovare delle cure piuttosto che delle vite umane».
 
Tuttavia, da responsabile del Reparto Ricerca e Sviluppo dell’Azienda, il Dott. Canello è consapevole dell’importanza che assume la Ricerca per lo sviluppo della civiltà: «Di certo, – sostiene - chi si trovasse ad avere a che fare con un proprio caro affetto da malattie incurabili, destinato a prematura morte e senza altra alternativa che la ricerca sugli animali, si troverebbe in grossa difficoltà di fronte alla questione etica. Tuttavia, nell’ultimo decennio le ricerche che prevedono modelli assolutamente privi di sperimentazione animale rappresentano un’alternativa indiscutibile all’orrore della vivisezione, tecnica che, fra l’altro, risulta spesso fine a se stessa e priva di un obiettivo concreto».
 


Autore: dognet

 

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