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   Mercoledi, 12 Dicembre 2018
Benessere

Colesterolo alto?

Un disturbo tipico della società del benessere - l’iperlipidemia, cioè l’aumento del colesterolo e dei trigliceridi nel sangue - sta iniziando a diventare comune anche
fra la popolazione a quattro zampe. Ecco cosa fare e come prevenire il problema

     

     Un bellissimo Mastiff cucciolo dell'allevamento di Cesare Gilardi, Erpimà. E' importante curare fin dalla più tenera età l'alimentazione del nostro cane

Il termine iperlipidemia è usato per descrivere un quadro clinico caratterizzato da elevati livelli ematici di trigliceridi e/o colesterolo in animali digiuni da almeno dodici ore. Spesso l’iperlipidemia, nelle sue fasi iniziali, è individuata a digiuno sulla base di un’evidente lipemia di un campione di sangue. L’iperlipidemia post prandiale è una condizione del tutto normale: anormale è invece in un cane o in un gatto sottoposto a digiuno per un periodo di tempo superiore alle dodici ore. La maggior parte dei casi di iperlipidemia osservati negli animali da compagnia è secondaria a un’affezione preesistente che colpisce il metabolismo Le malattie che possono causare un'iperlipidemia secondaria sono il diabete mellito, l’ipertiroidismo, la pancreatite, la sindrome nefrosica, le affezioni epatiche.

I criteri di base per la diagnosi
L’iperlipidemia idiopatica (altrimenti detta primaria) deve essere presa in considerazione quando si sono potute scartare tutte le cause di un’iperlipidemia secondaria.

Questo tipo di disturbo è frequente in alcuni casi: troviamo, infatti, l’iperlipidemia dello Schnauzer Nano, la carenza di lipoproteine e lipasi dei felini, l’ipercolesterolemia idiopatica che colpisce il cane e, in particolare, il Dobermann e il Rottweiler. Come criterio di massima per l’interpretazione dei risultati si può ricordare che il sospetto di un’iperlipidemia è fondato quando il colesterolo e i trigliceridi superano nel cane adulto a digiuno 300 mg/dl e 100 mg/dl rispettivamente, e 200 mg/dl e 100 mg/dl rispettivamente nel gatto adulto a digiuno. Un’ipertrigliceridemia (colesterolo e trigliceridi alti) grave è associata a dolore addominale, vomito, diarrea, anoressia, epatomegalia, convulsioni e deposito abnorme di lipidi in numerosi tessuti. Inoltre, come nell’uomo, può aumentare il rischio di pancreatite acuta. L’ipercolesterolemia non è comune nei cani e nei gatti. Un deposito di lipidi a livello corneale è stato descritto in cani affetti da ipercolesterolemia, mentre raramente i cani e i gatti sviluppano aterosclerosi per risposta a questa condizione.

Terapia e prevenzione

Le iperlipidemia secondarie si possono risolvere nella maggior parte dei casi con un’opportuna terapia tesa a eliminare la causa che è all’origine dell’aumento di grassi nel sangue. La terapia iniziale per tutte le forme di iperlipidemia idiopatica, invece, è costituita dal cambiamento nella dieta che si effettua somministrando agli animali un mangime a ridotto contenuto di grassi e alto o moderato contenuto di fibre (per esempio Hill’s Prescription Diet r/d e/o w/d) e interrompendo la somministrazione di avanzi di cucina o cibi molto ricchi di grassi. La modificazione della dieta dovrebbe essere usata anche per la cura delle iperlipidemia secondarie che non rispondono a una terapia diretta a eliminare la causa scatenante. In alcuni casi sono utilizzati anche oli di pesci marini e oli di semi di lino contenenti quantità elevate di acidi grassi n.3 quali coadiuvanti nella terapia delle iperlipidemie (quote di questi grassi sono presenti anche nei mangimi dietetici sopra citati). Qualora l’iperlipidemia persiste, si dovrà prendere in considerazione la somministrazione di farmaci che abbassino il tasso ematico dei lipidi. Sotto il profilo alimentare la Prescription Diet w/d è un utile supporto per la prevenzione dell’obesità negli animali adulti con minore attività fisica, sterilizzati o con tendenza all’obesità. L’obiettivo è quello di fornire una dieta a ridotta densità calorica e aumentata in fibra nutrizionalmente bilanciata per cani adulti scarsamente attivi. Il mangime assicura, inoltre, adeguati livelli di l.carnitina per aiutare a limitare l’accumulo di grasso e mantenere la massa corporea magra. In base alle sue caratteristiche è anche utile nel controllo di particolari problemi intestinali come la stitichezza, alcuni tipi di colite e le linfangectasie. È anche una dieta utile nei casi di diabete mellito in quanto permette di minimizzare le oscillazioni dei livelli di glicemia e quindi ridurre il dosaggio di insulina. Grazie alla sua formula la w/d è perfetta nella prevenzione dell’urolitiasi da struvite nei cani con predisposizione all’obesità in quanto rappresenta una dieta povera di elementi che favoriscono la formazione di calcoli di struvite e permette la naturale acidificazione delle urine favorendo la solubilità dei cristalli di struvite. La formulazione umida e secca di questo mangime permette una migliore gestione dell’alimentazione quotidiana, e va incontro alle abitudini e ai gusti alimentari di diversi tipi di quattrozampe.


L’importante è la dieta

Sempre più spesso i veterinari si trovano davanti cani e gatti sofferenti per problemi legati all’aumento di colesterolo e/o trigliceridi. Ne abbiamo parlato con la dottoressa Cristina di Palma, consulente di Dog e medico veterinario di Milano.

Dog: “L’iperlipidemia è un disturbo che si riscontra più di frequente nei cani o nei gatti?”

C.d.P.: “Diciamo che ci troviamo di fronte più spesso cani con problematiche di questo tipo. Ma gli scompensi del metabolismo si verificano anche fra i gatti e sono spesso la spia di patologie epatiche.”

Dog: “Come si curano questi disturbi?”

C.d.P.: “In primo luogo con la dieta, e poi se questa si dimostra inefficace, con farmaci.Se l’iperlipidemia è la spia di una malattia “primaria” ( se ci sono, cioè, problemi endocrini, disfunzioni epatiche, patologie renali o diabete) va sempre curata la patologia principale e, poi, di riflesso l’iperlipidemia.”

Dog: “E per quanto riguarda la dieta?”

C.d.P.: “Il proprietario deve capire che deve essere ferrea e non può concedersi deviazioni. Mi spiego meglio: se si ricorre a un mangime preconfezionato (ne esistono in commercio di ottimi in grado di soddisfare le diverse esigenze dei quattrozampe) non si dovrà abituare il cane al “bocconcino” o al premio sotto forma di pezzettino di carne, di lardo o altre leccornie “proibite”.

Lo stesso vale se si ricorre al pastone casalingo che dovrà essere sempre e solo preparato in base alle normative dietologiche prescritte dal veterinario di fiducia. Solo così si potrà essere ragionevolmente sicuri del successo della dieta dopo un periodo di circa quattro/sei mesi.”


Autore: Marcello Piras

 

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