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   Martedi, 12 Novembre 2019
Lupo e dintorni

Dalla parte del lupo

Origini e storia del progenitore del cane domestico.

     

     Un lupo: da notare la rassomiglianza della testa con quella del Lupo Cecoslovacco, una delle razze che più si avvicina al progenitore del cane.

Il lupo (Canis lupus L.1758) è un mammifero predatore, appartenente alla famiglia dei Canidi, specie che conta, secondo una recente revisione, 11 sottospecie tra Eurasia e Nord America. Esistono altre 6 specie selvatiche appartenenti al genere Canis, il coyote (C. latrans), lo sciacallo dorato (C. aureus), lo sciacallo della gualdrappa (C. mesomelas), lo sciacallo striato (C. adustus) e lo sciacallo del Simien o lupo abissino (C. simensis). Il lupo è ritenuto il progenitore selvatico del cane, che attualmente viene quindi considerato una sottospecie del lupo (i.e., C. l. familiaris) (Wilson & Reeder 1993). Lupi e cani sono tra loro interfecondi, sono cioè capaci di incrociarsi generando prole ibrida feconda. La bassa probabilità di incontro in natura e, ancora di più, complesse barriere comportamentali sono generalmente sufficienti a impedire l’incrocio tra il lupo ed il cane, che comunque non è impossibile (per l’Italia, Randi et.al. 1995).

Il lupo è la specie di maggior mole tra i rappresentanti del genere Canis. Le dimensioni corporee variano molto a seconda dell’area geografica e della sottospecie considerata, con valori massimi di oltre 60 kg. per i maschi delle popolazioni che abitano le regioni più fredde, quali il Nord America e la Siberia (le femmine pesano generalmente il 10-15% in meno dei maschi). Anche il colore del mantello, generalmente mimetico, è variabile, tendendo verso toni più chiari nelle popolazioni settentrionali, dove tra l’altro le varianti monocromatiche (bianco e nero) sono più diffuse. Il mantello, costituito da due tipi diversi di pelo - uno lanoso e folto detto "borra", ed uno più lungo e scuro detto "giarra" - assume colorazione ed aspetto variabile in relazione alle stagioni ed all’età dell’animale. I peli sul dorso, sul collo e sulla parte prossimale della coda si inseriscono in uno strato epidermico strettamente solidale con la muscolatura (Toschi 1965), il che permette un controllo fine dell’erezione della pelliccia, essenziale per l’assunzione di uno spettro ben diversificato di posture, che, insieme alle espressioni del muso ed altri movimenti, costituisce un efficiente strumento di comunicazione. Il muso dell’animale è generalmente caratterizzato dalla presenza di una maschera facciale (i.e., una zona chiara che circonda la bocca), particolarmente evidente nei soggetti dal mantello scuro. Gli occhi, obliqui e dal colore marrone chiaro, sono in posizione frontale e piuttosto distanziati tra loro.

La dentatura è composta da 42 denti. La dentizione da latte è completa a circa 75-80 giorni d’età, mentre quella definitiva è completamente sviluppata verso il 7° mese. Di particolare importanza per la specie, la presenza di denti "ferini" (i.e., quarto premolare mascellare e primo molare mandibolare) particolarmente sviluppati, la cui funzione sembra essere quella di tranciare grosse ossa e tendini. Il cranio si presenta particolarmente schiacciato ed ampio, con il profilo superiore del muso tipicamente piatto e privo del cosiddetto "stop" (i.e., un leggero dosso) caratteristico del muso del cane.

Il lupo presenta una silhoutte del corpo slanciata, con muso allungato, orecchie triangolari diritte e non molto lunghe, collo relativamente corto, arti piuttosto lunghi e sottili, coda relativamente corta e pelosa. Data la sua particolare struttura anatomica, il trotto è l’andatura che consente al lupo di ottimizzare le sue prestazioni locomotorie. Tra l’impronta del lupo e quella di un cane di pari taglia non esistono differenze sufficientemente marcate e costanti da poter essere considerate diagnostiche nella identificazione delle specie. Generalmente i lupi si caratterizzano per lasciare tracce giacenti su una linea, molto dritta, nella quale le impronte delle zampe posteriori e quelle delle zampe anteriori si sovrappongono perfettamente. Questa caratteristica è rinvenibile meno frequentemente nelle tracce dei cani.


AREA DI DISTRIBUZIONE E HABITAT

La presenza storica della specie comprendeva l’intero emisfero boreale (i.e., la metà settentrionale del globo terrestre), con le popolazioni più meridionali localizzate in Messico (Canis lupus baileyi), in Arabia (C. l. arabs) e nel sub-continente indiano (C. l. pallipes) (Mech 1970). Il lupo è il mammifero terrestre selvatico che ha raggiunto, per lo meno in tempi storici, la distribuzione geografica più estesa. Allo stato attuale popolazioni consistenti di lupo sono presenti in Nord America, nell’ex Unione Sovietica e nei paesi dell’Europa centro-orientale. Popolazioni meno consistenti ed isolate tra loro sono presenti nella penisola Iberica, in Italia, in Scandinavia, nei Balcani, in Medio Oriente. In tempi recenti il lupo ha vissuto una fase di ripresa, ricolonizzando territori da cui era scomparso totalmente, della Francia, della Germania, della Svizzera, e di alcuni Stati settentrionali degli USA.

Il lupo sembra non avere particolari esigenze di habitat, come dimostrato dalla persistenza della specie in praticamente tutti gli ambienti dell’emisfero settentrionale, prima che iniziasse la persecuzione sistematica da parte dell’uomo. Vari autori concordano che in un passato non lontano, il lupo era presente in Italia, in praticamente tutti gli ambienti, dalla macchia mediterranea della costa alle foreste di montagna. Pare dunque che i fattori che limitano criticamente la distribuzione attuale del lupo siano fondamentalmente la persecuzione umana, la disponibilità di prede e la presenza di habitat naturali integri (soprattutto quelli con estesa copertura vegetale che permette ai lupi di nascondersi e sfuggire alla persecuzione umana).

Per maggiori informazioni:
Centro per lo studio e la documentazione sul lupo
Allevamento Passo Del Lupo

Autore: Dognet.it

 

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