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   Giovedi, 23 Maggio 2019
Vita pratica

Un'ordinanza da contestare

Pubblichiamo la lettera aperta del Fondo Amici di Paco in merito alla contestatissima ordinanza del Ministro Sirchia in materia di cani "pericolosi".

     

     Paco, il cane-simbolo dell'Associazione

Egregio Ministro,
nell’ambito della nostra attività a tutela dei cani, vorremmo esprimerLe la nostra posizione riguardo l’ordinanza in oggetto.
Premesso che ho sempre apprezzato il Suo operato (come ho avuto modo di scriverLe) a favore degli animali, tramite la legge contro l’importazione di pellicce di cani e gatti, vorrei però, questa volta, esprimere il mio dissenso circa l’Ordinanza in oggetto, e lo faccio in rappresentanza delle migliaia di sostenitori dell’associazione di cui sono vicepresidente.
L’ondata di comprensibili reazioni scatenata dalle recenti aggressioni da parte di Pit Bull ha purtroppo, com’era immaginabile, creato pressioni psicologiche tali da determinare un’eccessiva frettolosità e, mi permetta, una mancanza di lucidità nelle decisioni prese da parte dei soggetti istituzionalmente competenti.

Sull’onda dell’emotività, purtroppo, si è finito per includere nel famoso e tanto discusso elenco di razze “potenzialmente pericolose” cani che non meritano di esservi inclusi. Si tratta di un elenco di cui si parlava da tempo, ma in relazione al quale tutti erano concordi sulle difficoltà di definire quali siano le razze pericolose, quando si sa che un cane non è mai pericoloso per propria natura, ma perché costretto da un’educazione sbagliata (infatti con i metodi a cui ricorre la malavita per rendere feroci i Pit Bull qualsiasi cane diventerebbe pericoloso, anche un Barboncino).
Così sono state indiscriminatamente incluse le razze del Gruppo 1 e 2 (secondo la classificazione della Federazione Cinologica Internazionale), che comprendono tantissimi cani che definire “potenzialmente pericolosi” francamente sembra una forzatura: dal Pastore Tedesco al Border Collie (il cane di Infostrada!), al Bobtail (il tipico cane orsacchiotto e giocherellone), al Pastore delle Brie (un cane da gregge giocherellone e allegro), allo Schapendoes (un mite e sorridente cagnino di 15 chili scarsi!), al Pastore Scozzese (il dolce Lassie, per intenderci…), al Terranova (se qualcuno mi segnala un Terranova aggressivo gli pago una cena!), al mite e leggendario San Bernardo (che forse è pericoloso per via del suo peso se, in cerca di coccole, ti si sdraia addosso…), al Leonberger (sono da 6 anni felice convivente di un cane di questa splendida razza e sono pronta a… mordere chi si azzardi a dire che è un cane pericoloso), e così via. Non si sa perché, ad esempio, si siano esclusi i Terrier (gruppo 3) o altre razze.
In base a quali criteri si è fatta questa distinzione? E ci si chiede anche: come bisogna comportarsi in caso di cani meticci (ad esempio incroci di Pastore Tedesco, eccetera)?

Purtroppo si ha l’impressione che, di fronte a un’opinione pubblica scossa dai recenti (ma sporadici) episodi di morsicature, ancora una volta si sia caduti nella trappola del “vietare tutto e ancora di più” quando si tratta di animali. Noi, che ci occupiamo da anni e con passione della tutela degli animali, ci accorgiamo quanto spesso sia la paura della diversità (in questo caso di specie diverse da noi) a far assumere posizioni preconcette e assolutamente discriminanti verso gli animali e i loro proprietari.
Nel caso in questione pare che i membri del Consiglio Superiore della Sanità (chiamati a dover stilare in tutta fretta questo disgraziatissimo elenco) si siano fatti prendere la mano. Posso solo immaginare che tra di loro ci fosse qualche persona che ha un’immotivata paura dei cani e abbia colto al volo l’occasione per “rinchiuderli”, psicologicamente e legislativamente, in un bel recinto.

Mentre l’uso del guinzaglio nei centri abitati è da ritenersi una forma irrinunciabile di sicurezza, anche e soprattutto nei riguardi del cane stesso, l’uso della museruola è invece quanto di più crudele, contro natura e coercitivo si possa comminare nei riguardi di esseri che, invece, dall’altra parte si sta cercando di tutelare (v. legge a tutela degli animali in esame al Parlamento).
Mettere la museruola a un cane significa annullarlo e, al contrario di quanto si pensa, farlo diventare aggressivo. Il cane respira a bocca spalancata (trasuda infatti attraverso la lingua), socializza attraverso la bocca e il naso, e impedirgli di farlo può provocargli problemi (grossi) fisici e psichici.

La norma in questione non tiene purtroppo in nessun conto una delle sacrosante verità che qualunque proprietario di cani e qualunque conoscitore degli animali sanno: che l’indole mordace non è assolutamente legata alla mole o alla razza. Infatti i cani di taglia grande e gigante sono spesso animali pacifici e privi di tendenze mordaci, al contrario di cagnetti di piccola taglia che però, essendo piccoli, sono facili da controllare e quindi a loro volta non necessitano di museruola. In proposito La invito a leggere il parere di un illustre etologo quale Danilo Mainardi, che abbiamo ripreso dal Corriere della Sera e pubblicato sulla nostra rivista “Amici di Paco”.

Mi permetto di ricordare che l’ordinanza della Regione Lombardia che sanciva l’obbligo di museruola per i cani al di sopra di un certo peso o misura era stata osteggiata e giustamente ridicolizzata da tutte le parti politiche, associazioni per la tutela degli animali, organi d’informazione, proprietari di cani, impugnata dal TAR e successivamente abrogata.
Credo che anche in questo caso si dovrebbe fare un riesame dell’Ordinanza e stabilire, con molta più calma, come intervenire per arginare solo qualche fenomeno, anziché penalizzare tutti i cani e, di conseguenza, i loro proprietari.

A nome delle migliaia di nostri sostenitori da tutta Italia, La invito perciò a riconsiderare l’idea dell’elenco di razze “potenzialmente aggressive” ed eliminare l’obbligo di museruola in considerazione del fatto che non risolve, ma anzi peggiora il problema dei “cani aggressivi” e rende impossibile il godimento di salutari passeggiate dei cittadini con i propri “migliori amici”.
Con l’occasione ci auguriamo che le future decisioni relative agli animali vengano prese anche interpellando esperti del settore e associazioni, come la nostra, che da anni si occupano concretamente della tutela degli animali.
Da parte nostra garantiamo l’impegno del Fondo Amici di Paco nel far leva sul senso civico e sull’educazione dei possessori di cani, affinché la convivenza con gli altri cittadini sia sempre improntata al massimo rispetto.






Autore: Dognet

 

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