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   Giovedi, 23 Maggio 2019
Vita pratica

Nuove norme nella cinofilia

Pubblichiamo il documento dell'Associazione Allevatori Cinotecnici Italiani per la promozione di un nuovo inquadramento normativo della cinofilia. Per maggiori informazioni sull'Associazione e sulle sue finalità vi invitiamo a visitare il Dogforum in home page su Dognet.

     

     Un cane di razza deve essere anche il prodotto di un'attenta cinofilia

L’imprenditoria agricola del settore cinotecnico è oggi solo parzialmente normata dalla legge 394 / 93, che in sostanza sancisce l’ingresso in agricoltura dell’allevatore di cani a livello professionale e previdenziale, ma lo discrimina per ciò che attiene il regime IVA, i finanziamenti, senza offrire alla categoria, alcuna protezione dalle produzione incontrollate e sconosciute al fisco.
Il cane, come molti altri animali d’affezzione, costituisce, per lo Stato, un grave problema di spese e di impegno, laddove la sua esistenza e vita non vada a buon fine. 8.350.000 delle vecchie lire, è il costo annuo per ogni cane che viene raccolto e gestito da canili e rifiuti comunali, finanziati dalla legge 281 (FONTE: ASSOCIAZIONE TUTELA FAUNA URBANA).
Nessun circolo virtuoso viene attivato a livello normativo per invertire questo “trend”, nel quale, chi produce, in osservanza delle normative fiscali e sanitarie, subisce,di fatto, la sleale concorrenza di privati ed allevatori amatoriali, sconosciuti, sia al fisco, che ai controlli sanitari, mentre la massiccia offerta di cani sul mercato, continua ad incrementare il numero degli abbandoni ai costi sociali.
. Al fine di invertire questa tendenza e di ripristinare legalità ed equità fiscale nel settore, l’Associazione Allevatori Cinotecnici Italiani, propone, alle Istituzioni competenti (MIPA, MIN. SALUTE, MIN. FINANZE) quanto segue:



A) riconoscimento dell’imprenditore agricolo cinotecnico a pieno titolo in agricoltura, come da legge 57 del 3/5/2001

B) riconoscimento dell’Associazione Allevatori Cinotecnici Italiani, quale rappresentante ufficiale della categoria

C) formazione di un progetto di “legge quadro” promossa dai Ministeri Politiche Agricole –Salute – Finanze, che disciplini quanto segue:


1) finanziamenti agevolati agli imprenditori agricoli cinotecnici per la formazione di impianti a norma e obbligatorietà di iscrizione alla Camera di Commercio per tutti i produttori di cani che detengono più di 5 fattrici e superino le 3 (tre) cucciolate annue.


2) istituzione di corsi di formazione professionale per gli allevatori e per gli operai / collaboratori e inquadramento professionale specifico di questi ultimi


3) prevedere una limitazione normativa, per i privati ed amatoriali, di massimo 3 cucciolate l’anno, oltre a definire un numero massimo di cani detenibili, in ragione delle dimensioni della razza e delle caratteristiche del luogo.


4) istituire una”Ritenuta d’acconto”calcolata, sul prezzo medio delle razze, aggiornabile annualmente da un Comitato Ministeriale composto da esperti e allevatori professionisti, da far corrispondere a tutti coloro che non sono titolari di partita IVA.L’associazione Allevatori Cinotecnici Italiani si propone come eventuale soggetto “collettore” del monte delle “ritenute”.


5) normare, con la collaborazione delle Associazioni e del Ministero della Salute il “benessere animale”, compreso le norme sanitarie legate alle importazioni e alla commercializzazione dei cani nei negozi, oltre il divieto di allevare a scopo commerciale e vendere cani meticci.


6) riconoscere il” microchip” sottocutaneo quale unico metodo di identificazione del cane su tutto il territorio nazionale, e per ogni tipo di verifica o test.


7) istituire” l’anagrafe canina nazionale”, quale coordinamento dei centri regionali già funzionanti, presso l’OCIM (osservatorio cinologico). L’istituzione dovrà essere alle dipendenze del MIPA.


8) nominare un rappresentante dell’Associazione Allevatori Cinotecnici Italiani in seno all’ENCI (ente nazionale cinofilia italiana), per contribuire alla riforma generale dei metodi di valutazione zootecnici dei cani di razza per determinare un innalzamento qualitativo dei soggetti allevati per morfologia, carattere e salute, a tutela delle razze stesse e dei consumatori – acquirenti

9) richiedere al MIPA un finanziamento specifico per le razze italiane e incentivi alla loro esportazione e tutela all’estero, essendo questo, un modo per esportare nel mondo la cultura e le tradizioni italiane.

Gli orientamenti e le proposte qui contenute in sintesi, saranno formulate in veste di progetto completo, dopo aver ottenuto l’assenso delle istituzioni competenti (MIPA, MIN. SALUTE, MIN. FINANZE, ENCI, E ASSOCIAZIONI) all’apertura di un “tavolo” di lavoro comune.






Autore: Alberto Veronesi

 

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