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   Giovedi, 23 Maggio 2019
Vita pratica

Cane pericoloso? Facciamo il punto...

I due mondi della cinofilia, quello ufficiale (fatto di allevatori, addestratori, società specializzate, gruppi cinofili ed associazioni varie) e quello “reale” costituito da milioni di famiglie che condividono la loro vita con i cani (siano essi meticci o di razza), sono da diverso tempo alle prese con un problema che negli ultimi anni ha assunto una rilevanza europea: i cani problematici e tra questi i cani pericolosi.

     

     L'aggressività nei cani può anche essere finalizzata a scopi di utilità sociale....

Da molte parti si sente parlare di aggressività, spessissimo a sproposito, come se quest’ultima fosse la causa di tutti i mali; la risoluzione deii problemi sembra per alcuni poter essere solo la catarsi totale da questa piaga che deturpa l’idilliaca immagine del cane fedele compagno di vita. Tuttavia, sia nella mente dei singoli proprietari di cani sia nelle parole e negli scritti di alcuni esponenti della cinofilia ufficiale, si intravede una non conoscenza di fondo. L’esempio umano di un individuo privo di aggressività è “FANTOZZI”, persona incapace di reagire e di farsi rispettare all’interno della società; un essere umano siffatto genera in noi, oltre che ilarità, quasi fastidio e disagio per la sua eccessiva sottomissione, tanto da trovare conforto solo nelle rare rivalse televisive dettate da un risveglio di amor proprio ed aggressività.

AGGRESSIVO? NO, GRAZIE
Se si potesse con un intervento chirurgico eliminare l’aggressività dai cani, cosa molto gradita ad alcune persone poco esperte di comportamento canino, ma sempre pronte a sposare qualsiasi idea demagogicamente valida, si otterrebbe una popolazione canina fatta solo di tanti “FANTOZZI”. Però, nonostante queste valutazioni, una cosa è certa: il problema dei cani pericolosi o mordaci esiste e ne abbiamo la conferma troppo frequentemente da numerose notizie di cronaca. Ma, se bandire dall’universo canino l’aggressività potrebbe essere uno dei maggiori reati commessi dall’uomo verso se stesso e verso la natura, come possiamo porre rimedio al dilagare di casi di persone aggredite dai cani ? Prescindendo dai rarissimi casi di “pazzia” improvvisa (l’incidenza nei cani di patologie mentali è più o meno la stessa dell’uomo ndr.), tutte le aggressioni avvengono secondo degli schemi comportamentali ben precisi e, quindi, per il cane “mordace” sono da considerarsi più che legittime. Il cane assume il comportamento che ritiene più opportuno senza curarsi del proprietario che, in ogni caso, non sarebbe in grado di capire né le cause del gesto aggressivo né tanto meno i messaggi di avvertimento che il cane invia.

I DOVERI CINOFILI
L’unico modo per evitare il dilagare di casi in cui l’uomo è alla mercé del cane è focalizzare l’attenzione di tutti quelli che gravitano intorno alla cinofilia su quali siano i loro doveri etici e morali. Vediamo in primis chi concorre e chi ha un ruolo nella diffusione dei cani nel mondo:
- gli allevatori professionisti;
- gli allevatori improvvisati;
- i negozianti;
- le associazioni di volontariato che gestiscono i canili;
- i canili municipali.
La prima figura che prendiamo in considerazione è quella dell’allevatore professionista che è concettualmente quella che dovrebbe essere maggiormente legata ad un codice deontologico. L’allevatore ha il dovere morale di produrre soggetti il più aderenti possibile allo standard di razza sia dal punto di vista morfologico che caratteriale. Il rispetto di questo obbligo permetterebbe all’ipotetico acquirente di conoscere a priori non solo l’estetica del soggetto con il quale dividerà parte della sua vita, ma anche, in linea di massima, il profilo caratteriale. Ma, oltretutto, l’allevatore che, per amore di una razza specifica, seleziona cani da difesa e da guardia e conosce bene l’indole dei propri soggetti deve evitare di dare cani “forti” a chi palesemente non dimostra di essere in grado di gestirli. Se il primo dovere di un allevatore è rispettare la memoria di razza del cane che alleva, la seconda è accertarsi che il futuro proprietario abbia i requisiti per poter gestire il soggetto prescelto. Purtroppo molti allevatori, offuscati dal dio denaro, sono disposti a vendere un esemplare di taglia gigante, particolarmente nevrile e dominante, anche alla coppia di pensionati o alla famiglia che cerca un compagno di giochi per il bambino. Purtroppo questa politica gretta e meschina, totalmente priva di lungimiranza, sta portando alla rovina molte razze canine.

L'ALLEVATORE IMPROVVISATO
Altra figura importantissima, soprattutto se si pensa che l’85% dei cani di razza che nascono in Italia vengono da privati, sono gli allevatori improvvisati. Persone che, privi di qualsiasi conoscenza specifica della razza e totalmente all’oscuro delle regole genetiche che sottendono alla selezione zootecnica, ritengono opportuno accoppiare il proprio cane con quello del vicino, che, quale unico requisito richiesto, è della stessa razza. Da questi accoppiamenti campati per aria nascono la maggior parte dei cani “non equilibrati”, troppo aggressivi o troppo timidi, generalmente mordaci. In particolar modo, questa attività di riproduzione (perché non si può parlare né di allevamento né di selezione) va a detrimento di tutto l’universo cinofilo, in quanto accoppiamenti casuali e malfatti con risultati nefasti vengono fatti dai proprietari di cani di ogni razza sia da compagnia che da caccia o da difesa. Oltretutto gli acquirenti, ignari di tutto, prediligono reperire il cucciolo dai privati in quanto il prezzo di vendita è nettamente più basso, aumentando la diffusione di soggetti “non in standard” e con gravi problemi caratteriali.
Discorso a parte riguarda i negozianti che si occupano anche della vendita di cuccioli. Il puro guadagno è l’unico scopo di buona parte di questi negozianti, che non sono animati dall’amore e la passione di alcuna razza canina; in quest’ottica questi “cagnari”, che sanno mascherare il negozio anche come un finto allevamento, cercano cuccioli che abbiano come unica caratteristica il basso costo. Sono questi individui che gestiscono il traffico di cani con i paesi dell’est, importando soggetti malati, atipici e spesse volte “non equilibrati”. Chi ci rimette sono sempre i cani che, presi da una famiglia convinta di aver trovato un figlio putativo, vengono poi abbandonati perché malati o mordaci, incrementando la schiera di chi ritiene alcuni cani pericolosi solo in base a pregiudizi razziali.

CHE FARE?
Per mettere in guardia l’utente da queste due ultime categorie, il mondo della cinofilia ufficiale dovrebbe fare dei seri investimenti in materia di informazione al fine di rendere più esperto e critico chi si avvicina per la prima volta all’universo canino
Discorso a parte, ma strettamente connesso alla problematica dei cani pericolosi, deve essere fatto per i canili, siano essi municipali o delle associazioni di volontariato. Molte volte si ascoltano slogan e si vedono pubblicità che invitano le persone che desiderano avere un cane a recarsi al più vicino centro di raccolta per cani randagi per adottarne uno. Questa iniziativa, certamente lodevolissima, viene però disattesa quando la persona si reca affettivamente ai vari canili. Oltre alle difficoltà che molte volte incontra per poter effettivamente adottare un cane abbandonato, viene lasciato a se stesso quando deve scegliere il soggetto adatto. Sia per disinteresse che per incapacità a dare dei consigli corretti da parte degli operatori, l’ignara famiglia nove volte su dieci adotta un cane problematico. Basti pensare che la causa della maggior parte degli abbandoni di cani è la manifestazioni di comportamenti aggressivi nei confronti di membri della famiglia. Oltretutto, per problemi oggettivi di fondi, che riguardano i canili sia privati che municipali, la permanenza in questi rifugi non ha mai finalità correttive ed, al contrario, molte volte esaspera gli atteggiamenti aggressivi di soggetti già non molto equilibrati.

PER RISOLVERE IL PROBLEMA....
Appare evidente, quindi, che il primo passo per una risoluzione del problema dei cani pericolosi, siano essi meticci o di razza, sia unicamente una corretta informazione; tutti gli enti e le associazioni preposte, attraverso i canali della pubblica informazione, dovrebbero cercare di creare nella popolazione quella cultura cinofila già tanto radicata nei paese nord europei quanto assente da noi. Anche un’informazione a livello scolastico sarebbe pienamente auspicabile, soprattutto considerando il fatto che, dato l’aumento costante della popolazione canina, i nostri figli, volenti o nolenti, avranno la necessità di relazionarsi con un cane. Inoltre una preparazione adeguata da parte di chi si accinge ad acquistare un cucciolo potrebbe:
- rallentare la diffusione di soggetti con seri problemi comportamentali;
- rendere consapevoli gli acquirenti sulle proprie capacità e sulle conseguenze di una scelta di una razza piuttosto di un’altra;
- permettere di impostare fin da subito il giusto rapporto con l’amico a quattro zampe;
- dare la giusta rilevanza ad un’attività di vitale importanza quale l’educazione del cane con l’ausilio di seri professionisti (non si capisce perché tanto si faccia per l’educazione dei figli con l’ausilio di validi esperti e, di contro, vi sia una tale riluttanza nell’insegnare ad un cane a vivere correttamente nella famiglia e nella società).


Autore: Francesco Thione

 

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