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   Giovedi, 17 Ottobre 2019
Vita pratica

Cani da guardia e da difesa…utopia o realtà?

Il punto sulle razze da utilità nella disamina dell'esperta di comportamento animale

     

     Nella foto un bellissimo Lupo Cecoslovacco dell'allevamento del Passo del Lupo di Fabio Caselli

Molti proprietari o futuri proprietari di cani esprimono il desiderio di voler acquistare un cane (o addestrare quello che già possiedono) per avere in casa una sorta di “antifurto con la coda” o per poter passeggiare tranquillamente la sera con la fianco una guardia del corpo a quattro zampe. Naturalmente lo stesso cane dovrà poi essere una dolce baby sitter per i bimbi di casa, dovrà abbaiare solo se e quando strettamente necessario e dovrà accogliere scodinzolando tutti gli ospiti graditi al proprietario. Se partiamo dal presupposto che il cane non è un computer nè tantomeno un automa, ma è un essere sensibile, dotato di capacità comunicative e di ragionamento (anche se non sofisticate come le nostre), nonchè di forti componenti istintive che ne regolano i comportamenti, capiremo facilmente quanto di utopistico ci sia nel nostro desiderio di avere da un lato un guardiano incorruttibile e dall’altro un compagno adorabile per i nostri figli.

Cani da guardia o da difesa?

Che fare, allora? Rinunciare a una possibile sicurezza per noi e la nostra casa, o abdicare al piacere di avere un cane docile e socievole?

Per capire meglio cosa possiamo realisticamente aspettarci dal nostro cane in materia di guardia e difesa della proprietà, cercheremo di fare chiarezza su alcuni punti partendo, come sempre, dal punto di vista etologico. Parleremo, cioè, del comportamento naturale del cane in relazione alla tendenza a difendere beni e individui da lui considerati in qualche modo in suo possesso. Chiariamo intanto che per “difesa” in cinofilia si intende la difesa del territorio da eventuali aggressioni da parte di estranei. Le scuole di addestramento di tipo tradizionale generalmente organizzano due tipi di corsi specifici a seconda che si desideri addestrare un cane alla difesa personale o alla guardia della proprietà.

In realtà, al di là delle tecniche particolari di addestramento, le differenze non sono così radicali, anche se le caratteristiche di un cane da guardia (prima fra tutte un forte senso di possesso nei confronti del territorio) sono leggermente diverse da quelle richieste a una razza da difesa (per esempio, l’accentuato istinto di protezione verso il proprietario e la famiglia).

A questo punto dobbiamo chiederci se l’insieme dei comportamenti tesi alla difesa del territorio e del proprietario fanno parte del patrimonio genetico del cane (e, quindi, sono altamente istintivi) e quanto invece di tali modelli comportamentali si può influenzare attraverso l’educazione o l’addestramento specifico (e quanto quindi può essere dal cane appreso o disappreso). Osserviamo cosa avviene in natura, in un branco di lupi: la salvaguardia del territorio è fondamentale per la sua sopravvivenza, in quanto l’ingresso degli elementi estranei è un potenziale fattore di rischio per la salute dei membri del branco (gli estranei portano malattie...), per l’ordine gerarchico e per le risorse (cibo, ripari, ecc....). Il territorio va quindi costantemente controllato (con marcature e sopralluoghi) e difeso dagli estranei, adottando strategie difensive o deterrenti. Inoltre, occorre proteggere gli individui più deboli (cuccioli, femmine gravide, individui anziani) da eventuali invasori con intenzioni battagliere. Ovviamente colui che si prende la responsabilità di tali compiti sarà un individuo di alto rango (il cosiddetto maschio Alfa) in quanto è l’unico a possedere doti morfologiche e caratteriali adatte a svolgerli nel modo più idoneo. Poichè questi compiti sono di grande responsabilità, però, colui che è chiamato ad assolverli si troverà in condizioni costanti di grande stress, a causa proprio del perenne stato di “allerta” al quale è sottoposto.

Ci sarà da chiedersi, allora, perchè il cane da guardia? La risposta è nel suo sentirsi “investito” da questo compito da parte degli altri membri del branco (anche se noi, magari, non lo abbiamo fatto addestrare allo scopo, ma gli abbiamo comunicato in maniera indiretta, col nostro comportamento, che lui era l’unico del branco ad avere i requisiti per assumere il ruolo di guardiano). In altre parole il nostro cane ha percepito che in famiglia nessun altro detiene la leadership - requisito indispensabile per avere il controllo del territorio - e se ne assume la responsabilità. Ciò accade anche perchè noi esseri umani non abbiamo dato al quattrozampe di casa la possibilità di osservarci e valutarci in qualità di leader.

Analogamente, il cane che protegge il suo proprietario potrebbe esservi indotto dal fatto che, sentendosi leader in famiglia, si senta di conseguenza chiamato a difendere anche all’esterno i membri del branco più deboli....

Possiamo concludere, quindi, che la difesa del territorio e la protezione dei membri svantaggiati del gruppo sono comportamenti molto radicati nel cane in quanto dotati di grande valore ai fini della sopravvivenza individuale e della specie. Come fare, allora, per sfruttare queste tendenze o, al contrario, per attenuarle se eccessive. E, soprattutto, esistono razze o gruppi di razze più predisposte a questi compiti? In particolare, sesso e dimensioni del cane sono importanti per l’attitudine alla guardia o alla difesa?

Le dimensioni e il sesso nel controllo del territorio

Per quanto riguarda il sesso - anche se tradizionalmente si tende a scegliere e a far addestrare i maschi per la guardia e la difesa personale - le differenze attitudinali e comportamentali non sono poi così radicali. Si è visto, infatti, che le femmine sono capaci quanto i maschi di difendere strenuamente il loro territorio e ciò che è considerato di loro proprietà (pensiamo, per esempio, a ciò che può fare una madre di fronte a un potenziale pericolo per i propri cuccioli).

A proposito di dimensioni, poi, si può aggiungere che spesso vediamo cani di piccola taglia (Cavalier King Charles, Terrier, Barboncini, Maltesi, ecc...) molto vigili e attivi nel controllo del territorio, sempre attenti a tutto ciò che capita intorno a loro ed estremamente solleciti nell’avvertire il propprietario se notano qualcosa di insolito. Ma tutto questo affannarsi ppuò essere veramente utile in caso di pericolo? E’ovvio che la taglia penalizza queste razze nel caso si desideri un cane da guardia in grado di difendere in territorio. D’altra parte se l’obiettivo essenziale è quello di avere in casa un deterrente contro ladruncoli inesperti o un efficace “avvisa-vicini”, allora un cane di piccola taglia, con la sua voce acuta e il suo abbaiare insistente, potrebbe avere un’effettiva funzione in tal senso.

Per chi volesse avvalersi contemporaneamente delle doti antifurto dei piccoli e dell’effetto deterrente dato dalla vista di un cane di grossa mole, ricordiamo che non è impossibile far convivere serenamente soggetti di taglia diversa (i cani hanno scarsa coscienza di tali differenze). Basterà adottarli insieme da cuccioli o, nel caso che l’adulto o gli adulti siano già presenti in casa, far loro accettare il nuovo cucciolo gratificandoli con del cibo ogni volta che siano in presenza di quest’ultimo. Il tutto sempre rispettando l’ordine gerarchico (ovvero non favorendo mai l’ultimo arrivato anche se ci fa tanta tenerezza!).

L’addestramento di un buon guardiano

Ma quale addestramento o quale tipo di educazione possono esaltare le doti di un buon guardiano? Innanzitutto occorre sottolineare il fatto che l’addestramento specifico alla guardia (o alla difesa, del resto) non è del tutto privo di rischi, in quanto, se non condotto correttamente e nel rispetto della natura del cane e di un giusto rapporto uomo/cane, può far leva sull’aggressività, accentuandola e rischiando di rendere l’animale poco gestibile. Senza contare che, al di là della funzione di semplice deterrente, un cane può essere facilmente neutralizzato da un ladro esperto o veramente intenzionato ad agire a ogni costo.

Quindi il rischio di ritrovarsi con un quattrozampe troppo indipendente o decisamente ingestibile non sarebbe commisurato agli effettivi vantaggi che si desiderava ottenere. D’altra parte, è importante notare che una giusta educazione, basata sulla conoscenza del’etologia canina e delle regole per favorire una giusta dipendenza del cane dal proprio capobranco umano, ci assicurerà la convivenza con un animale equilibrato ed affidabile.

A questo punto emerge comunque un concetto importante

Un soggetto sempre in allarme, quindi stressato, può per questo rivelarsi un ottimo cane da guardia. Il rischio, però, è che un animale così, senza una guida (il leader) può rivelarsi pericoloso proprio in quanto stressato. Come correggere, quindi, un cane che fa la guardia anche quando non dovrebbe, arrecando disturbo con schiamazzi continui? E’ essenziale ribaltare la leadershipp (la nostra leadership personale è in contrasto con la tendenza del cane a fare la guardia) e creare una corretta dipendenza nei nostri confronti?

In questo modo ridurremo lo stress per il cane (c’è già un leader, posso stare tranquillo e affidarmi a lui...) e i disagi per noi.

L’abbaiare eccessivo, poi, oltre a essere un segnale di stress, diventa con il tempo anche un comportamento autogratificante: se casualmente, infatti, in seguito all’abbaiare l’invasore va via (il postino che infila la lettera nella cassetta, i passanti che proseguono per la loro strada, ecc...) per il cane è stato il suo abbaiare a determinare e provocare la “fuga” dell’estraneo.

E’ evidente che un atto gratificante in se stesso è alquanto difficile da correggere, ma una buona terapia comportamentale si rivela di grande utilità.

In conclusione un cane da guardia molto zelante spesso è troppo indipendente rispetto all’uomo a cui si accompagna.

In materia di gestione del territorio prende l’iniziativa come se fosse un vero leader. In un caso simile è più difficile (ma non impossibile!) per l’uomo farsi considerare e rispettare. D’altra parte - ed è proprio questo il paradosso - un cane maggiormente dipendente da noi e che abbia sempre bisogno del nostro consenso per agire (requisito fondamentale di un cane da compagnia ben educato) sarebbe incapace di prendere iniziative autonome ed efficaci in caso di reale pericolo.

Il mio consiglio? Fatevi installare un buon sistema di allarme eletronico e ponetevi l’obiettivo di fare del vostro quattrozampe un compagno equilibrato e ben educato!

Daniela Miniggio dopo gli studi psico pedagogici, ha frequentato in Francia la facoltà di Psicologia Applicata al Comportamento Animale. Attualmente scrive per riviste specializzate sia italiane che francesi e collabora, sul versante del comportamento, con i medici veterinari.

Il suo compito è quello di seguire i disturbi comportamentali solo dopo la segnalazione del medico veterinario che ne ha precedentemente escluso la natura patologica.

Il trattare quotidianamente i problemi di tipo comportamentale, insieme a una grande passione per i cani, le permette di insegnare convenientemente le regole base dell’educazione ai cani da compagnia - cuccioli e adulti - con la dovuta professionalità.

Per maggiori informazioni sui problemi trattati o su altri disturbi comportamentali ci si può rivolgere a:
Daniela Miniggio, tel. 045.8350676 - 0349.6056132 - e mail: d.miniggio@ciaoweb.it


Autore: Daniela Miniggio

 

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